13 ottobre 2016

Chemical management: facciamo filiera!

Il lavoro di squadra unica via possibile alla corretta gestione delle sostanze chimiche

Si è tenuto a Firenze il workshop Chemical Management: Facciamo Filiera, organizzato da 4sustainability con il patrocinio di Camera Nazionale della Moda Italiana e Sistema Moda Italia e la partecipazione di ZDHC – Zero Discharge of Hazardous Chemicals, il più importante tavolo internazionale di lavoro impegnato sul tema della riduzione delle sostanze chimiche nocive nei processi di produzione. Un appuntamento molto atteso al quale hanno aderito numerosi brand e aziende della catena di fornitura.


A Giulio Lombardo, tra i fondatori di 4sustainability, il compito di sintetizzare l’obiettivo del workshop: l’importanza di fare squadra – o filiera, per citare il titolo dell’incontro – come unica via possibile alla corretta gestione delle sostanze chimiche.  Un obbligo imposto dal mercato, prima ancora che dal legislatore: chi non si adegua, per iniziativa autonoma o sotto la spinta dei consumatori e/o di ONG come Greenpeace, cede il passo.


Francesca Rulli, ancora per 4sustainability, ha fatto una rapida carrellata delle azioni che le aziende devono porre in essere per gestire nella pratica le sostanze chimiche e i rischi connessi al loro utilizzo, con l’obiettivo implicito di ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi. Per vincere la sfida, non c’è altro modo che fare filiera, definendo obiettivi condivisi e un percorso credibile per realizzarli nel concreto. Alcune aziende hanno già in sé gli strumenti e le competenze per riuscire, ma molte altre hanno bisogno di essere aiutate e formate.


Giancarlo Di Blasi, direttore tecnico di Brachi Testing Services, si è addentrato a spiegare che cosa s’intende per sostanze chimiche nocive e quali sono le principali categorie sottoposte a divieti. Come si effettua il controllo di un prodotto? Come si leggono i dati di un rapporto di prova? Che cosa s’intende, in sede di analisi, per limite di rilevabilità? L’intervento di Di Blasi si è incentrato su questo tipo di domande, secondo un approccio finalizzato evidentemente a dare ai presenti degli elementi di pronta utilità.


Cristiano Zanetti ha portato la testimonianza di Freudenberg Italia, di cui è direttore commerciale, raccontando in estrema sintesi le politiche del gruppo per la sostenibilità. In particolare, ha sottolineato la progressiva riduzione delle sostanze chimiche nei processi di produzione, secondo un trend che ha conosciuto un particolare impulso a partire dal 2008.


Da una realtà muLtinazionale come Freudenberg a un’azienda della filiera come il Lanificio Mario Bellucci di Prato, che ha avviato un proprio percorso verso la sostenibilità spinto dalle crescenti richieste dei brand, ma anche dall’autonoma percezione di un cambio di regole tale da influire “sulla vita o sulla morte” delle imprese. L’invito rivolto ai brand da Alessio Pietrolungo, direttore tecnico Bellucci, è a lavorare insieme per arrivare a definire un pacchetto omogeneo di richieste e semplificare la non facile attività di adeguamento della filiera.


L’avvocato Stefano Nanni, partner di 4sustainability, ha introdotto il concetto di greenwashing, definito come una forma di comunicazione volta a infondere un’immagine del produttore o del prodotto migliore di quella reale sotto il profilo ambientale. Siamo nel campo delle pratiche commerciali ingannevoli, sanzionate dal codice a seconda del danno prodotto a carico del consumatore.


Rachel Wallace ha presentato la visione e l’attività di ZDHC – Zero Discharge of Hazardous Chemicals, che fonda la sua stessa ragione d’essere sulla possibilità di far lavorare insieme brand della moda e aziende della filiera alla definizione di obiettivi condivisi e raggiungibili nel concreto.


Guido Bottini, di Sistema Moda Italia, ha avuto il compito di riassumere il senso della giornata dei lavori.  Lo ha fatto parlando anzitutto di cambiamento culturale, un processo esteso e apparentemente ineluttabile che coinvolge i consumatori, le aziende, il legislatore, l’intero sistema. Ai brand e alla filiera la decisione sulla strategia migliore per affrontarlo, invece che subirlo.

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