22 giugno 2015

Cina: Italia nella lista dei cattivi

Diffusi i dati sui prodotti d’importazione non conformi agli standard di legge

L’AQSIQ, acronimo per General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine, ha diffuso i dati sul tasso di prodotti d’importazione non conformi alle leggi nazionali della Cina. Per quanto riguarda l’abbigliamento, la percentuale di non conformità, nel 2014, è stata del 7,9%, lo 0,78% in meno rispetto all’anno precedente.
Dai controlli visuali e di merito sulla qualità e la sicurezza dei prodotti è emerso che le principali cause di non conformità sono la solidità di colore, i valori di PH, la percentuale di contenuto fibroso dichiarato e l’etichettatura dei prodotti. In questi due ultimi casi, la legge cinese prevede la possibilità di ingresso previa correzione dell’anomalia, mentre i lotti non in linea con gli standard di sicurezza e sanità devono essere ritirati dal mercato o distrutti.

Un altro dato interessante, diffuso dall’autorità di ispezione e quarantena dello Zhejiang, riguarda i beni d’importazione acquistati via web: tutti e 16 i lotti esaminati sono risultati non conformi, per ragioni relative soprattutto alla percentuale di contenuto fibroso dichiarata in etichetta e al contenuto di formaldeide riscontrata.
A tale riguardo, la raccomandazione ufficiale è di acquistare i prodotti d’importazione attraverso il canale B2B2C, rivolgendosi cioè ad aziende cinesi che li comprano e poi li rivendono sul mercato locale.

«I beni d’importazione che seguono questo iter sono sotto la nostra supervisione e il rischio è dunque relativamente basso», ha spiegato Mei Yue Zhand, vicedirettore del dipartimento di controllo e sorveglianza delle autorità ispettive dello Zhejiang.
Le stesse autorità sono attualmente impegnate nella creazione di una rete di punti di monitoraggio dell’e-commerce, con particolare attenzione agli aspetti della qualità e della sicurezza.
Sulla lista nera, intanto, sono finiti brand internazionali come Armani, D&G, Gucci, Nike e Adidas.

In generale, i lotti non conformi sul totale del campionamento effettuato attraverso acquisti diretti sul mercato e in rete, controlli portuali e di altro tipo (155 lotti), ammontano a 67,provenienti da 22 diversi paesi. La Corea del Sud con 22 lotti e l’Italia con 10 fanno la parte del leone.
Dei 118 lotti di prodotti di abbigliamento esaminati, 53 sono risultati irregolari, nella quasi totalità per ragioni di contenuto e composizione fibrosi, incompletezza di informazioni o imprecisioni in etichetta.
Un’irregolarità ricorrente è la discrepanza fra quanto dichiarato in etichetta e l’effettiva composizione fibrosa del capo. Sull’etichetta dei prodotti di un dato lotto, per esempio, è indicato il 90% di cotone e il 10% di spandex, mentre il contenuto fibroso effettivo è un mix di spandex, viscosa e poliammide.
Secondo l’Ufficio di Ispezione e Quarantena dello Zhejiang, si tratta di un comportamento ingannevole e lesivo dell’interesse dei consumatori.

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