15 ottobre 2014

Mercato Cina: Italia pecora nera

Il report delle autorità doganali cinesi sulla regolarità delle merci in ingresso

Brachi è in grado di anticipare i dati diffusi dalle Autorità Doganali Cinesi sulla rispondenza dei prodotti in ingresso ai rigorosi standard locali. Ciò che se ricava è un panorama caratterizzato da un numero ancora molto elevato di violazioni, nonostante l’intensificarsi dei controlli e il supporto offerto da laboratori accreditati come il nostro per evitare ritardi, sanzioni di tipo economico e danni d’immagine.
Un altro dato rilevante è la posizione delle nostre aziende. Ebbene, escludendo la produzione locale, ovvero le importazioni Cina su Cina, l’Italia è il primo paese importatore davanti a Turchia e Bangladesh, ma anche il primo quanto a irregolarità.
Secondo il report del CIQ, nel 2013 sono entrati in Cina 57793 lotti di merci, il 38,88% dei quali sottoposti a ispezione. I lotti irregolari, privi dei requisiti minimi richiesti, sono risultati oltre 1800, pari a circa 530.000 pezzi. Pecora nera è l’Italia con il 16%, seguita da Bangladesh (14,4%), India (12,2%) e Turchia (12,2%).

Torniamo al dato complessivo e prendiamo in considerazione le categorie a cui appartengono i prodotti non conformi. In generale, a finire spesso dietro la lavagna sono i marchi del fast fashion, con capi realizzati secondo logiche low cost di prassi mal conciliabili con un controllo attento della qualità. A finire nella rete degli ispettori, sono soprattutto gli articoli per l’infanzia, le camicie e le magliette, l’intimo e la corsetteria... Il 50,89% del totale!
Nel 49,96% dei casi, sotto accusa c’è la composizione fibrosa, seguono le irregolarità relative alla solidità dei colori (30,72%), al valore di PH (15,76%) e al contenuto di formaldeide (5,65%).
Persiste poi il problema delle etichette, che risultano incomplete o comunque difformi rispetto ai requisiti richiesti nella percentuale assai significativa del 10%. Le attenuanti, in questo caso, ci sono e consistenti: le disposizioni sono variegate e complesse, l’interpretazione è difficile e l’errore dietro l’angolo. Bisogna dire, peraltro, che se il problema è l’etichetta, le autorità doganali consentono di rimediare in loco. Altro discorso quando le irregolarità mettono a rischio la salute della persona. I capi, in quel caso, sono rimandati indietro con gravi danni per l’azienda produttrice, meno spesso vengono distrutti.

Per chi volesse saperne di più, il report delle Autorità Doganali sarà presentato durante il Convegno sul Mercato Cinese in programma a Milano il 22 ottobre, organizzato da Foppiani Shipping con il contributo di Brachi, a cui deve fra l’altro la partecipazione dei rappresentanti delle stesse Dogane.
Il report, come abbiamo detto, riguarda le ispezioni effettuate in dogana, escludendo i controlli altrettanto, se non più, rigorosi condotti direttamente nei punti vendita. Le irregolarità, in questo caso, vengono sanzionate anche con consistenti pene pecuniarie, che si aggiungono al danno connesso al ritiro delle merci dal mercato.

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