31 marzo 2017

Marcatura con chip per i prodotti moda

Russia: dopo i capi in pelliccia, saranno interessati calzature e pelletteria

Entrerà in vigore nei prossimi mesi, in Russia, una nuova normativa per la marcatura obbligatoria con chip di vari prodotti del fashion. Inizialmente saranno interessati gli articoli di pelletteria e le calzature in pelle, ma sembra molto probabile la prossima applicazione della norma ai capi di abbigliamento in genere. Ancora da decidere la tecnologia del chip: RFID (Radio Frequency Identification) o QR Code.

L’introduzione di questo requisito, annunciata dal Ministero delle Attività Economiche russo (Minpromtorg), estende un obbligo analogo già in vigore dal 2016 per i capi in pelliccia naturale o con parti in pelliccia naturale. L’ambizione è di stroncare l'import “grigio” – vale a dire il flusso di merci tramite canali diversi da quelli autorizzati – e recuperare gettito fiscale attraverso la messa in trasparenza dell’intera catena di distribuzione.

I tempi stimati per la realizzazione del progetto sono circa due anni, ma l’impegno è in realtà molto più ampio. In prospettiva, infatti, la lista delle categorie economiche interessate dalla marcatura con chip potrebbe comprendere anche medicinali, macchinari e tappeti.

Più che di un intervento spot, insomma, si tratta di un vero e proprio indirizzo normativo fondato su riscontri oggettivi. L’introduzione del chip con tecnologia RFID, infatti, ha consentito di aumentare le importazioni legali di prodotti in pelliccia di 8 volte in un solo anno, rispetto a un mercato irregolare per l’85%.

L’introduzione del chip obbligatorio, unitamente al rafforzamento dei controlli e delle sanzioni, avrà un impatto significativo sul mercato, se non addirittura dirompente. Se ne avvanteggeranno, con ogni probabilità, le aziende più strutturate, che saranno state in grado di adeguarsi in tempi rapidi ai nuovi obblighi di legge.
Tra questi c’è anche l’ottenimento della certificazione di prodotto EAC prevista non solo in Russia ma che negli altri paesi aderenti all’Unione Doganale Eurasiatica (Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan). Un obbligo spesso disatteso o aggirato attraverso il canale “grigio” delle importazioni.

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